cixous dream

 

 

Alle falde del Vesuvio

vesuvio 

Senza origine certificabile, determinato a contro-firmare il suo amore, brucia il desiderio, iscritto nella terra che lo produce, di potersi avvicinarsi all’eredità della lingua più intima e radicale, la lingua materna, consapevole di non volerla orientare verso metalinguaggi e saperi assoluti, o sacralizzare in purezza ed unicità, solo di portarla altrove, ad esempio, nella ‘lettura-come-traduzione’ di alcuni sogni sognati ai piedi di un vulcano familiare.[1] L’unica certezza del desiderio è la ‘ferita’ inscritta nel suolo della terra madre; il vulcano, sul cui bordo è possibile forgiare la firma ed, insieme, la contro-firma della ‘lettura-come-traduzione’, è il Vesuvio.[2] Dalla bocca del cratere, nella veglia-sonno delle sue fiamme, emergono sogni – deliri, rêverie ed incubi – che riflettono sull’origine e sull’archè, che dicono la vulnerabilità di chi è ‘senza potere’ a Napoli, toccano, con tatto, l’inferno delle pietre fumanti alle sue pendici. Sono sogni inquietanti ed inquietati, che vorrebbero ripagare il debito del materno – insieme, il dono della nascita e della vita – scusandosi con la lingua madre per trattarla come una lingua tra le altre, una tra le tante lingue. In realtà, la loro materia traduce in scena solo l’ospitalità delle vocazioni oniriche partenopee, che permettono alla ‘lettura-come-traduzione’ di aggirarsi sui suoi percorsi infuocati, vulcanici.

Ai piedi del Vesuvio, Napoli è il luogo in cui è possibile aggirarsi su terreni fertili, circumnavigare isole mitologiche, fermarsi alla chora di sottosuoli vuoti. Sospinta dalla lava che fertilizza l’area, la ‘lettrice-come-traduttrice’ non può sostare in questi posti che brevemente; pure è desiderosa di leggere ciò che le ceneri vulcaniche hanno sublimato storicamente in termini di ‘impressioni’ e di ‘tracce’ (l’’istinto di morte’ e il desiderio di una ‘conoscenza totalizzante’). Velocemente, ella vorrebbe anche riflettere sulla condensazione dell’atmosfera insulare partenopea, leggendone i segreti in fiabe che raccontano la modernità come una ‘divisione religiosa’ le cui dialettiche chiedono nuove istanze di ‘giustizia’ e di ‘compassione’.[3] Questi elementi non salveranno il mondo dalla ‘morte di Dio’ ma, nel lavoro onirico, avranno radicalizzato la nostalgia, l’abbandono, il silenzio, la speranza. Del resto, in questi tempi e in questi spazi, è ancora possibile inneggiare alla speranza? Il movimento della ‘lettura-come-traduzione’ si fa contemporaneo al flusso della lava del Vesuvio, negli atti di un ‘messianico’ che, salendo dalle viscere della città, si rifiuta di illuminare le conoscenze totalizzanti, le fiabe dagli effetti d’olocausto, le rivelazioni storiche o le esperienze antropologiche, per bruciare nel deserto delle sue generazioni a-venire, senza speranza, nell’oscurità di futuri inaspettati.

Il luogo drammatico della ‘lettura-come-traduzione’ è contrassegnato da momenti singolari nella storia di Napoli: l’inizio del secolo scorso nell’attenzione mondiale ai suoi siti archeologici; l’analisi del dopoguerra in riscritture allegoriche della crisi della modernità desiderose di promesse di fede; l’attenzione critica alla realtà napoletana contemporanea, nel tentativo di prendersi cura del suo futuro. Questi momenti non si offrono come pietre miliari d’una registrazione archiviale o d’una ricostruzione lineare; sono solo gli istanti della vocazione onirica della città, sempre alle prese con deliri, rêveries e incubi. E’ il modo in cui, oltre ogni sublimazione, a Napoli, la storia letteralizza la vita, la forma con cui essa imprime i suoi effetti sull’immaginazione, la realtà tramite cui agisce i propri orrori. Con questa unica e fragile preconoscenza, la lettrice apre le pagine di tre sogni. Il primo ha la forma dei ‘deliri’ sognati dalla novella di Wilhelm Jensen, ambientata negli scavi di Pompei, ‘l’esser-nata delle pietre’: Gradiva.[4] Oltre l’assoluta bellezza della scrittura, l’importanza del breve e intenso testo è, soprattutto, nell’aver attratto la scrittura di Sigmund Freud in Il delirio e i sogni di Gradiva.[5] Nella ‘lettura-come-traduzione’ dell’interpretazione freudiana, la Psicoanalisi sembra, in effetti, chiedere alla Letteratura di mettere alla prova il proprio delirio per il ‘male radicale’ – la scoperta dell’istinto di morte e, con esso, l’emergenza di fantasmi terribili – in uno scavo della psiche che recuperi le tracce del passato, arricchendosi di una memoria capace d’opporsi alla dimenticanza assoluta[6]. Da parte sua, accogliendo l’enigma, il segreto, il fantasma, che sembrano così inaccettabili dalla Psicoanalisi, la Letteratura avanza all’interno di una ‘rêverie’ che tocca la comunità isolana riunitasi intorno a L’Iguana di Anna Maria Ortese. Qui, una ‘lucertola’, l’articolazione dell’animalità nella sua rilevanza per l’umano, rappresenta il ‘fatto figurativo’ di una sorellanza con il dolore e con la pena; intorno alla nostalgia del rettile, il sogno di Ortese scrive una storia fantastica che porta alla conclusione del processo per la ‘morte di Dio’. Nell’istante finale del romanzo, come sua rivoluzione più intima, un nuovo senso di compassione si lega alla domanda etica sull’improbabile persistenza dell’homo sapiens sulla terra. Questa terra è, in verità, una terra di fuoco – guidato da un realismo ‘altro’, il sogno archeologico-mistico dei sogni sognati alle falde del Vesuvio brucia nell’incubo di Certi bambini di Diego de Silva, gli esseri che forniscono a Napoli la manodopera alla camorra, marcandola con la loro indifferenza alla mor(t)alità, l’apertura alla de-sacralizzazione, la prontezza all’abisso.

Sono ‘certi bambini’ a testimoniare il ‘male radicale’? Rappresentano il ‘ritorno del represso’ all’interno dell’assoluta mancanza di protezione e riparazione dalla vita? Non c’è risposta; senza tradire la veglia della scrittura, la ‘lettrice-come-traduttrice’ sa solo che i deliri, le reveries e gli incubi che legge, condividono l’‘amore’. L’‘amore’ è ciò che Freud pensa quale strumento terapeutico capace di mobilizzare la repressione del personaggio principale di Gradiva e di mettere in moto il flusso del suo desiderio; l’amore è ciò che investiga Ortese, dedicandolo alla fantastica ‘Iguana’ come segno della trasformazione del pensiero (la malattia della modernità) che, se pur necessita ancora di atti sacrificali, sa produrre un ‘sorriso’ come forma ultima d’ospitalità. L’amore ha luogo tra ‘Certi bambini’ di de Silva, benedetto dal fumo delle sigarette come assuefazione ad una vita che sa l’impossibilità della sublimazione o della pietà cristiana, per vivere l’imminenza e l’immanenza della desacralizzazione. Con rinnovati flussi lavici, quest’amore provocherà distruzione, violenza, vendetta, perdita; pure, dal fumo che brucia la sua comunità inconfessabile, una voce fa appello ad una diversa testimonianza futura; è il grido che sale, impotente, forte e creativo, dalle falde del Vesuvio.

 

 “‘Cateri’, so’ io. Quando tempo non ti vedo. Stai bene con la frangetta, pure se non sei bella. Non fa niente se non sei tu, guarda come ti somiglia. Fa con gli occhi come a te. Ha paura come a te. E’ buona come a te’”

(Diego de Silva, Certi bambini), p. 197

 


[2] Cfr. Napoli, a cura di Enrico Donaggio, Napoli, L’ancora del mediterraneo, 2000, che raccoglie gli scritti sulla città di Adorno, Benjamin, Bloch, Kracauer, Lowith e Sohn-rethel.

[3] La questione della ‘giustizia’ in ambito decostruttivo, è in Jacques Derrida, “Diritto alla giustizia”, in Jacques Derrida e Gianni Vattimo (a cura di), Diritto Giustizia e Interpretazione, Annuario Filosofico Europeo, Roma-Bari, Laterza, 1998 (ripubblicato con titolo “Dal diritto alla giustizia”, in Forza di Legge, cit.).

[4] L’espressione è di Mireille Calle-Gruber, “Corpi/corpi della differenza sessuale”, in Paola Bono, Scritture del corpo. Hélène Cixous variazioni su un tema, Roma, Sossella, 2000, p. 50.

[5] Darò, nel sotto-testo della nota, e con mia traduzione, l’interpetazione di Gradiva da parte di Hélène Cixous, Le troisième corps, Paris, des femmes, 1999, una narrazione che, grazie ad un dispositivo di rimbalzi e di riprese testuali, produce “la scena dell’apparizione e dell’interpretazione… abitata dagli spiriti di altri – Freud-Jensen, Kleist, Thot-Osiris”. Mireille Calle-Gruber, “Corpi”, cit. Qui Cixous inscena l’esperienza della ‘lettura’, notando che “Si può leggere la Gradiva a pezzi, ammesso che l’ordine sia rispettato… Tutto ciò reiterato, lettura, veglia, sonno, lettura, veglia, alla fine in un ordine che non era affatto quello del lettore seduto un giorno, con la posizione di lettura fin nelle vertebre, avendo già dall’inizio disposto il corpo in vista dell’azione. Leggevo e il mio corpo seguiva, marciamo l’uno dietro l’altra sul bordo senza nome che non ha né fine né necessità, e che scorre tra l’uno (maschile, unico indefinito, eluso, singolare, inconoscibile) e l’altra (maschile-femminile-neutro, dipendente, attirante, inquietante, desiderabile), tra ciò che è senza dubbio giorno e ciò che è senza alcun dubbio non-giorno”, p. 31. In seguito, Cixous desidererà ‘tradurre’ il nome stesso di Gradiva: “Il vero nome della Gradiva è un nome da giovane tedesca, che mi sembra impossibile trattenere in una traduzione poiché vi si nasconde il falso nome della ragazza: bisogna che il lettore sappia che la Gradiva e la ragazza sono la stessa persona in due lingue differenti. Se traducessi questo testo, ci vorrebbe una terza Gradiva: se non traducessi il nome tedesco, Gradiva non sarebbe più la ragazza. Propongo di tradurre questo nome di ragazza unica e vergine con il suo equivalente esatto in francese, che è il nome composto Mortbelle. Certo la presenta della lettera t al centro di questa parola può sembrare incongruo ad un occhio francese, ma non vedo come sopprimerla. E’ corretto? Esito, Ma mantengo la t”, pp. 50-51.

[6] Napoli appare quale luogo singolare per l’insorgenza inaspettata (l’eruzione del Vesuvio) di una specifica concezione psicoanalitica: l’istinto di morte, e i diversi tipi di ‘lutto’ che esso provoca. L’emergenza si lega all’archeologia (Pompei e le sue ceneri), a sua volta associata all’archivio: il lavoro di scavo archeologico alla ricerca della legge dell’archè, l’origine autentica e singolare, la genesi, l’inizio. E’, allo stesso tempo, l’istituzione originale della Psicoanalisi, la scienza generale dell’archivio, nel suo legame con la Letteratura: per la prima volta, Freud applica la ‘traduzione’ psicoanalitica nell’interpretazione di un testo letterario: Gradiva. Freud ha già confessato di pensare ad ‘un congresso in terra italiana (Napoli, Pompei)’ (Lettera a Wilhelm Fliess, 6 December, 1896); in effetti, egli non ha bisogno di recarsi a Pompei poichè è la città sepolta ad andare da lui nella forma di un delirio e nell’istanza di una cura e di una ricostruzione psichica. Oggi, forse, Freud sognerebbe un congresso a ‘Los Angeles’? “Un immenso scavo a cielo aperto, che sembra anticipare la propria archeologia”. Jean-Luc Nancy, La città lontana, Verona, Ombrecorte, 2002, p. 22.

vesuvio bn

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...